sabato 5 maggio 2018

Meth Sambiase

Meth Sambiase

Il segno semplice


BioVite Versificate



la plastica serve a rendere corpo la linea

sono i colori quelli che ne debbono ballare

invece i danzanti avevano i piedi mutilati

né danzavano né si muovevano

la stasi cinetica, il piatto colore pure.





1872



Lesse di lui. Era nato il giorno in cui lei era nata.

Guardava le stelle sopra il Nord del mare



l’universale, l’universale



s’impegnava a destrutturarle

l’anima dev’essere un luogo semplice per ospitare lo spirito

dov’era il segno semplice?



Cominciò con una linea orizzontale

la incrociò con una linea perpendicolare, la sgonfiò

ridusse l’occhio fino alla linea orizzontale

ma l’occhio era ancora un cerchio troppo infinito

dov’era il segno semplice?



(ri)Cominciò con una sola linea. Orizzonte orizzontale

(ri)prese una linea in verticale

ma ne centrò il cuore

e creò una semplice prima stella

era quella la stella era quella l’onda era quello il mare

Tutto si compone con una crocifissione di orizzonte e mare

la perfezione intatta di un angolo giro trafitto

un palo conficcato nella terra per crescere le viti

una vite conficcata nella terra per segnare le tombe



è l’incrocio il segno semplice

bisogna insegnargli a vivere come uomo

dare piacere: un impulso un flusso un orgasmo

ti scorra addosso l’arcobaleno la curva dei colori



(Dicono che il suo studio fosse una sotterranea Babele

oltre, sul tavolo, la pace del segno che riproduceva e viveva)



Nel perfetto nulla è sbilenco

le molecole del tutto sono silenziose

non recano tracce di dubbiosa infiltrazione

per l’essere puro si dipinge né dolenza né delizia



ma le croci cantano nella tela

si rincorrono si mordono si fondono come uomini

disobbediscono alle regole della distanza

tutti disobbediamo, perché non dovremmo?



*



1960



Sono il re degli idioti

mi concentro e resto ben dentro il trono

la domanda è nel perché

il riflesso è (in)condizionato si

vuole si necessita, si bisogna si schizza il colore

si spruzza

si inietta si raffina

si scopre né il come né il mai

funziona ancora il corpo se

se ne avvelena ogni sezione

l’ossimoro è l’unica vitale funzione

più mi contraggo più ho bisogno di spazio.



Bella mia sono rossi i tuoi volti

ero profugo e tu mi hai dato i colori

Nel nulla dai troppi rumori

ho continuato a crescere e diventare forma di uomo

ma ancora sento quel pezzo che manca

un covone una rete una milza

una pula un bozzolo un’eclisse

ci sono due teorie sull’essere dipendente

io voglio dipendere da te

io non voglio pendere fuori da nessun altro al di fuori di te.



Il nero è il mio muro enorme

se è bianco allora ci dipingo il mio me in nero

non ho mani ho pugni

e i pugni sono ferro di carne nei guantoni da boxe

perché l’arte è un ring su cui combattere



guardami non cedo

son pieno

di graffi che coloro e mi amo

così tanto che mi riempio in ogni figura

ho lenti a specchio, senza lenti, ho capelli alti, senza capelli

alti,

dopo il nero arriva il sangue

il rosso è il sangue del sole

dopo il sole arriva il bianco

il bianco è l’osso del dente

e i denti servono a poco per questo li mostro così tanto

mangio poco, però è tanto il mangiare che mi fanno

mi vendevo per così poco

una cartolina, un bacio, un viso addosso.



non mi basta più, madre

ora ho paura non ci sono più colori

mi tremano le mani quadre

è questo l’inferno non avere più colori



ho ancora le parole

non le sente nessuno

sono inflitto in una camera di dolore

infettato scritto sotto sopra

credimi o no, io realmente posso farmi meno male



*



1932

Mi lascio vivere in mezzo allo specchio

sembro vera

dietro ho una fossa impaziente, l’appiglio

dattorno l’argento dei capelli neri, l’alterazione

colma in ogni ferita

voglio (ri)cominciare ogni volta

se ne avessi di tempo se ne fossi ristabilita

sarebbe strabiliante il mio canto sulla salita.



mi butterò dalla finestra,

mi butterò dalla finestra



Ho poche ossa asciutte

c’era il diluvio nell’ottavo girone

il peccato capitale era il profeta:

che sia vuoto l’eco di ogni camera!



Ho finto di non sentire

ho continuato a cantare

piccoli ghiacci come fiammelle mi spegnevano la voce

Mi sento una disgraziata

ho i forni da lucidare i bicchieri spaiati

l’eternità da ricomporre

i giorni del calendario, fuori a guardare

lo spiedo del sindaco, gli anni degli alberi



Mi vesto e mi snervo

gli abiti sono pallidissimi, inguainano i fianchi,

sono stretta, un futuro

è un morso, prossimo a venire

dovrò vedere nove persone

otto dottori, un solo marito

- giovane vecchia sentimentale -

nessuna relazione solo la distanza

fra l’uno e l’altra messa distillare

ricomporre ogni separazione è questa la speranza.



“occhi e facce sono tutti verso di me”



Non avrò il bianco del velo,

il colore della luce sarà la polvere

frantumata delle ossa

quando ancora sola

non mi alzerò più da nessun letto

- ogni fame mondata, ogni fame bendatami

stenderò in un calco di legno

un filare segnerà il riposo, le assi,

la fine, sotto il morso delle arvicole

l’atarassia, la nuova ospitale casa

fedele perché il Nulla è amorevole

un nome unito e cancellato



sito web di provenienza: www.ebook-larecherche.it









Nessun commento:

Posta un commento